Diagnosi e Trattamento dei Disturbi dell'alimentazione

Anoressia restrittiva, bulimia, binge eating (alimentazione incontrollata), abbuffate, vomito, tante sono le parole che descrivono comportamenti che ci vengono portati in terapia per raccontare il desiderio e la necessità di rimanere magri, tanti sono gli atteggiamenti attorno al cibo e all’immagine di sé, tante le relazioni che attorno ad esso ruotano e che coinvolgono la società, la famiglia e se stessi.

Sia la rinuncia e il sacrificio, che l’eccesso, la mancanza di misura, la razzia (e il conseguente vomito) implicano il desiderio di essere magri, di apparire sottili, in controllo, vuoti e leggeri. Le modalità di alimentazione delle persone affette da disturbo dell’alimentazione sono ripetitive: il problema di non mangiare è un problema vero, un attacco alla vita, una polemica forte contro la madre e le regole della sopravvivenza. Il modo di alimentarsi di queste persone è peculiare e condiviso: tendono a mangiare da soli piuttosto che in compagnia ma contemporaneamente si occupano con solerzia del nutrimento degli altri e prestano molta cura nella preparazione del cibo.

Rispetto all’assaporare/gustare mandano giù il cibo poco attenti ai sapori, magari tirato fuori dal freezer senza neppure scongelarlo, attuano un conto ossessivo delle calorie, mostrano delle idiosincrasie alimentari (pane e solo pane, solo mele acerbe, cibi di colore bianco, simbolo di purezza…), così non sentono il segnale di sazietà e spesso quello di fame. Non utilizzano il cibo come consolazione o come bisogno.

L’esperienza corporea le mostra sempre insoddisfatte del loro aspetto, incapaci di vedersi in maniera realistica rispetto a peso e immagine, abbigliate con abiti sovrabbondanti che nascondono il loro corpo oppure esibizioniste di ogni osso che sporge, poco ancorate a terra nella postura, vittime di una instancabilità motoria davvero esagerata.

Magro sembra essere bello sia esteticamente che come sensazione interna di vuoto e leggerezza, come modalità di controllo su di sé e sugli altri, sul mondo. Il corpo è uno spazio antropologico, culturale oltre che biologico, si tratta di un oggetto sociale, un oggetto del mondo che ci permette di agire nel mondo; veicola un’esperienza epistemologica in quanto risponde alle istanze culturali e sociali che lo riguardano ed è lo strumento attraverso il quale noi viviamo il mondo: l’essenza della conoscenza è incarnata, incorporata, vissuta attraverso il corpo. Il corpo definisce chi noi siamo e nello stesso tempo il corpo deve essere superato.

Nessuno è soddisfatto del corpo che ha. Il tentativo delle anoressiche è quello di vivere dis-corporati, dis-incarnati, liberi dal corpo . E per questa libertà capita anche di morire.