Disturbi alimentari

Ogni bambino affronta durante il suo percorso di crescita una serie di compiti evolutivi. Non sempre questi sono superati in modo indolore: a volte il bambino può incorrere in difficoltà, che si possono manifestare nelle diverse fasi del suo sviluppo cognitivo, affettivo e relazionale.

I segnali di disagio
di un bambino sono raramente comunicazioni dirette, quanto piuttosto delle manifestazioni sintomatologiche che si esprimono su vari livelli. Si potranno esprimere su un piano comportamentale (aggressività, disturbi della condotta, ripiegamento su di sé), su un piano fisico (cefalee, mal di pancia, enuresi/encopresi di cui si escluda l'origine organica), o ancora sotto forma di ansie, fobie, rifiuto e difficoltà scolastiche, disturbi dell'alimentazione, del sonno, e così via.
Oltre alle difficoltà legate al percorso evolutivo, ci sono anche altri eventi della vita che si riflettono sui bambini: tutti gli eventi luttuosi o traumatici, le separazioni da persone amate, ma anche le ripercussioni che le attuali modificazioni delle classiche strutture familiari (tra separazioni, divorzi, e famiglie allargate) hanno sui bambini, richiedendo loro una notevole capacità di orientarsi nel mondo esterno e di affrontare nel loro mondo interno stati emotivi a volte caotici.

Può arrivare un momento in cui l’adulto che convive con il progetto di felicità del bambino può chiedersi se ha ancora parole che distolgano dalla stasi il bambino a lui affidato. L’adulto che non riesce a trovare altro che domande sempre uguali e che non trovano possibilità di essere riformulate, è un adulto che in quel momento ha visto il proprio bambino fermarsi nel cammino verso il suo individuale progetto di crescita. E’ con la cura di quelle domande che non riescono a trovare risposte che l’adulto può intraprendere un primo percorso perché il suo progetto di far crescere un bambino sano, coincida con la crescita sana di quel bambino. La cura passa attraverso una domanda di comprensione rivolta a un altro, un uomo o una donna che hanno allenato il proprio ascolto alle parole che si sono nascoste dietro le domande. Lo psicoterapeuta cerca di “vedere attraverso l’udito” affinché anche la domanda meno visibile possa col tempo essere tradotta in parola. La parola che il bambino stesso cerca nella relazione con lo psicoterapeuta a cui l’adulto lo affida favorirà la ricerca di nuove modalità affettive, relazionali, comportamentali  e cognitive.

A compimento di questo processo bambino e adulto riprenderanno il loro cammino verso l’orizzonte che avranno potuto rappresentare come loro originale progetto di felicità.
E’ importante per i genitori rendersi promotori di un intervento tempestivo che consenta al bambino di riprendere il naturale cammino evolutivo nel modo migliore. Il compito richiesto ai genitori è arduo: non è facile pensare che il proprio bambino si trovi in una situazione di difficoltà; è più facile pensare che si tratti solo di un momento, e che "..con la crescita passerà tutto". Ma è importante agire prima che il perdurare del problema conduca a situazioni più gravose o croniche.
La psicoterapia nell'età evolutiva, rispetto a quella con gli adulti, ha alcune peculiarità, riconducibili principalmente alle caratteristiche dei destinatari della cura, agli strumenti terapeutici impiegati e alle modalità di intervento.
I destinatari della cura, i bambini, sono caratterizzati da una relativa mobilità delle strutture di personalità, non ancora stabili e definitive. La valutazione ne deve tenere conto, per non inserirli in categorie diagnostiche che rischiano di trascurare l'analisi dei movimenti evolutivi ancora in atto.
Gli strumenti utilizzati nella psicoterapia con i bambini sono prevalentemente il gioco, i disegni, le narrazioni in seduta. Il bambino non arriva in seduta con un pensiero su un disagio da raccontare, ed è quindi compito del terapeuta individuare delle modalità di comunicazione adeguate all'età e alla patologia. Il gioco e il disegno rappresentano degli elementi esterni che consentono al bambino di parlare di se’ utilizzando parabole. Il gioco consente al bambino di proiettare e rappresentare i propri fantasmi e cercare di elaborare la propria sofferenza. Le fantasie inconsce del bambino prendono forma attraverso il gioco nella stanza di terapia e consentono di indagare il mondo psichico del bambino e di elaborarne i contenuti. Allo stesso modo il disegno consente di raffigurare il mondo interno del bambino e di sopperire alla sua ancora deficitaria capacità di verbalizzare.

I DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE NEI BAMBINI

Lo slittamento di senso che la funzione alimentare subisce fin dalla nascita diviene evidente in tutta la sua drammaticità nei quadri patologici legati all'anoressia, alla bulimia e all'obesità. Ma il bambino può manifestare il suo malessere anche attraverso disturbi alimentari che hanno più l'aspetto di capricci o bizzarrie del modo in cui il bambino tratta il cibo.
Spesso sono quadri transitori, ma a cui va prestata la giusta attenzione.
Sono sempre infatti dei MESSAGGI che qualcosa non va, che la rabbia, la gelosia, la paura, il dubbio inquietano il bambino. In questi disagi ciò che accade è che il bambino prova a sostituire il pianto e le parole con il cibo, rifiutandolo o divorandolo.
È una forma di comunicazione, di protesta rivolta ad un altro perchè possa ascoltare e capire che qualcosa non va.
Tipicamente nei bambini potremo invece riscontrare:
Disturbo da alimentazione selettiva: questi bambini non abbandonano la normale fase di sviluppo delle manie del cibo e persistono nel mangiare una gamma ristretta di alimenti in genere ricchi in carboidrati. Spesso peso e altezza sono normali ma se questo genere di dieta dura da molto tempo, il peso può essere superiore o inferiore alla norma a seconda dei costituenti della dieta. Di solito queste manie alimentari vengono abbandonate in età adolescenziale, quando è più sentito il bisogno di conformarsi alle regole del gruppo dei pari.
Fobia del cibo: c’è la paura di deglutire il cibo e l’evitamento di alimenti di una particolare consistenza (solidi o farinosi) e a volte di un particolare sapore. Il timore è di esserne soffocati, di stare male o vomitare. Questi bambini possono essere bassi e magri a seconda della durata del problema e dell’adeguatezza del cibo assunto, ma raramente presentano le complicanze dell’anoressia nervosa. Probabilmente questo deriva dal fatto che il corpo può aver avuto più anni di tempo per adattarsi alla bassa assunzione di calorie.
Alimentazione restrittiva: è presente uno scarso appettito e interesse per il cibo anche se la dieta può essere ragionevolmente bilanciata. E’ una condizione comune negli anni prescolastici ma se persiste per molti anni può compromettere la normale crescita. A volte alla base c’è solo un diverso metabolismo e richieste nutrizionali diverse e questi bambini diventano degli adulti sani ma magri, e che mangiano poco. Altre volte questi bambini presentano disturbi emotivi come tristezza, ansia e ossessioni che non solo interferiscono con l’appettito e le modalità alimentari, ma pervadono ogni aspetto della loro vita. Possono rifiutare di andare a scuola, evitare il contatto coi compagni, dormire poco e avere problemi di concentrazione. Spesso vorrebbero mangiare di più e si preoccupano per la loro magrezza.
Sindrome da rifiuto pervasivo: rifiuto di agire qualunque comportamento di cura di sé come mangiare e bere, con conseguenze spesso letali. L’opposività si accentua di fronte a tentativi di intervento con manifestazioni di terrore o furia. E’ sempre indice di un grave disagio emotivo.
Iperalimentazione compulsiva: questi bambini mangiano in eccesso e frequentemente e finiscono con l’essere in sovrappeso. Sembra esserci un bisogno non controllabile di mangiare soprattutto se sono ansiosi o infelici. I tentativi di restrizione da parte dei genitori creano molte resistenze e se si impone una dieta il bambino mangia di nascosto. In un quadro di obesità si delineano presto tutte le complicanze mediche ad essa associate.
Pica: è presente la tendenza a mangiare sostanze non commestibili (ad es. terra, sabbia, carta, plastica, insetti, ecc.) comportamento comune nei bambini nel corso del primo anno di vita ma anomalo quando compare in età successive. Se non è presente un grave ritardo mentale può essere indice di un importante disagio emotivo.
Ruminazioni: ripetuto rigurgito e rimasticazione del cibo senza che questo sia dovuto ad una condizione gastrointestinale associata o ad un’altra condizione medica generale (per es. reflusso esofageo). Se non è presente un grave ritardo mentale, è indice di un significativo disagio emotivo.
Difficoltà alimentari possono inoltre delinearsi fin dal primo anno di vita configurandosi come frequente irritabilità e ipereccitabilità del bambino durante il pasto, distrazione e rifiuto del cibo tramite modalità passive (si addormenta e smette di mangiare, tiene il cibo in bocca), oppure più attive (sputa, allontana o getta il cibo, piange quando gli viene offerto).
In questo caso, così come nell’evenienza delle problematiche alimentari sopra esposte, potrà essere utile un colloquio psicologico, per chiarire i dubbi ed eventulamente ricevere un adeguato sostegno per meglio sintonizzarsi e comprendere i bisogni particolari del proprio bambino.