Psicoterapia del bambino

Le prime settimane di vita del bambino sono caratterizzate dalla ricerca continua e incessante per ristabilire un equilibrio che si è rotto con la nascita. Durante la vita intrauterina il bambino non conosceva che il benessere senza limitazione alcuna. Il “bisogno” non si manifestava perché non esisteva attesa per il soddisfacimento della fame, non sperimentava fatica perché viveva in una meravigliosa assenza di peso, non desiderava il sonno perché non si era ancora stabilito un ciclo di veglia.

Possiamo dire con una metafora che il bambino, nella vita intrauterina, conosceva “una prevalenza dell’ordine della notte, che assumiamo come metafora del benessere” in cui tutto avveniva attraverso meccanismi autonomi indipendenti dal bambino stesso nel quale egli aveva l’indispensabile compito di vivere per avere ciò di cui necessitava. L’ordine della notte si estende ben oltre le 36 settimane di gestazione, sostituito sempre più frequentemente dopo la nascita “dall’ordine del giorno”, che assumiamo come metafora della felicità, cioè di una modalità di relazione attiva, consapevole, elastica del bambino con l’altro, con il mondo diverso da sé e con se stesso.

Nell’ordine della felicità, ordine del giorno, il bambino incontra l’ostacolo, lo riesce a superare affrontando la frustrazione, subisce la fame e riesce a soddisfarla, sperimenta la solitudine, scoprendo l’assenza e la presenza che la colma. Scopre che il suo intervento modifica ciò che lo circonda e che il suo stato d’animo cambia con esso. In questo modo egli sperimenta come soddisfare per un tempo limitato la fame con un dito in bocca, atto posto in essere da un pensiero che è il preludio dello psichismo. E’ quel gesto che segna per l’occhio adulto l’inizio di un pensiero strategico: si colma una mancanza interna con un movimento, con il contatto della cavità orale con la pelle di un dito; la mente di un bambino impara a ritardare il bisogno immediato del cibo e comincia a costruire pensieri che si sostituiscono alla fame biologica. Se il bambino o l’uomo potessero raggiungere la felicità, essi non avrebbero altro da fare su questa terra; ponendola invece come un orizzonte verso cui tendere, essa richiede costantemente di essere pensata, progettata, vissuta per favorire un attimo dopo un nuovo percorso. Possiamo immaginare così il compito della crescita dell’uomo: trovare la felicità. Possiamo dire che ogni fase di crescita richiede all’individuo il sopportare conflitti.

I conflitti sono fonte di scoperte e ricompense per la fatica che ciascuno deve impiegare nell’affrontarli e allo stesso tempo sono innegabili fonti di sofferenza. Il lattante, che affronta per la prima volta il sapore salato o altro sapore da quello dolce del latte materno, è esposto a una moltitudine di sentimenti contrastanti. Mentre la fame e la fiducia riposta verso la figura materna lo invitano ad assaporare quello che gli viene offerto, il gusto comunica alla sua mente una novità che può apparire sgradevole e che in termini di pensiero si può trasformare in un’immagine fastidiosa che va allontanata. Un semplice cucchiaino di brodo vegetale può essere una prima esperienza di conflitto e disagio per trasformarsi poi in una ricerca gustosa.Ogni bambino affronta durante il suo percorso di crescita una serie di compiti evolutivi. Non sempre questi sono superati in modo indolore: a volte il bambino può incorrere in difficoltà, che si possono manifestare nelle diverse fasi del suo sviluppo cognitivo, affettivo e relazionale.

I segnali di disagio di un bambino sono raramente comunicazioni dirette, quanto piuttosto delle manifestazioni sintomatologiche che si esprimono su vari livelli. Si potranno esprimere su un piano comportamentale (aggressività, disturbi della condotta, ripiegamento su di sé), su un piano fisico (cefalee, mal di pancia, enuresi/encopresi di cui si escluda l'origine organica), o ancora sotto forma di ansie, fobie, rifiuto e difficoltà scolastiche, disturbi dell'alimentazione, del sonno, e così via.
Oltre alle difficoltĂ  legate al percorso evolutivo, ci sono anche altri eventi della vita che si riflettono sui bambini: tutti gli eventi luttuosi o traumatici, le separazioni da persone amate, ma anche le ripercussioni che le attuali modificazioni delle classiche strutture familiari (tra separazioni, divorzi, e famiglie allargate) hanno sui bambini, richiedendo loro una notevole capacitĂ  di orientarsi nel mondo esterno e di affrontare nel loro mondo interno stati emotivi a volte caotici.

Può arrivare un momento in cui l’adulto che convive con il progetto di felicità del bambino può chiedersi se ha ancora parole che distolgano dalla stasi il bambino a lui affidato. L’adulto che non riesce a trovare altro che domande sempre uguali e che non trovano possibilità di essere riformulate, è un adulto che in quel momento ha visto il proprio bambino fermarsi nel cammino verso il suo individuale progetto di crescita. E’ con la cura di quelle domande che non riescono a trovare risposte che l’adulto può intraprendere un primo percorso perché il suo progetto di far crescere un bambino sano, coincida con la crescita sana di quel bambino. La cura passa attraverso una domanda di comprensione rivolta a un altro, un uomo o una donna che hanno allenato il proprio ascolto alle parole che si sono nascoste dietro le domande. Lo psicoterapeuta cerca di “vedere attraverso l’udito” affinché anche la domanda meno visibile possa col tempo essere tradotta in parola. La parola che il bambino stesso cerca nella relazione con lo psicoterapeuta a cui l’adulto lo affida favorirà la ricerca di nuove modalità affettive, relazionali, comportamentali  e cognitive.

A compimento di questo processo bambino e adulto riprenderanno il loro cammino verso l’orizzonte che avranno potuto rappresentare come loro originale progetto di felicità.
E’ importante per i genitori rendersi promotori di un intervento tempestivo che consenta al bambino di riprendere il naturale cammino evolutivo nel modo migliore. Il compito richiesto ai genitori è arduo: non è facile pensare che il proprio bambino si trovi in una situazione di difficoltà; è più facile pensare che si tratti solo di un momento, e che "..con la crescita passerà tutto". Ma è importante agire prima che il perdurare del problema conduca a situazioni più gravose o croniche.
La psicoterapia nell'etĂ  evolutiva, rispetto a quella con gli adulti, ha alcune peculiaritĂ , riconducibili principalmente alle caratteristiche dei destinatari della cura, agli strumenti terapeutici impiegati e alle modalitĂ  di intervento.

I destinatari della cura, i bambini, sono caratterizzati da una relativa mobilitĂ  delle strutture di personalitĂ , non ancora stabili e definitive. La valutazione ne deve tenere conto, per non inserirli in categorie diagnostiche che rischiano di trascurare l'analisi dei movimenti evolutivi ancora in atto.
Gli strumenti utilizzati nella psicoterapia con i bambini sono prevalentemente il gioco, i disegni, le narrazioni in seduta. Il bambino non arriva in seduta con un pensiero su un disagio da raccontare, ed è quindi compito del terapeuta individuare delle modalità di comunicazione adeguate all'età e alla patologia. Il gioco e il disegno rappresentano degli elementi esterni che consentono al bambino di parlare di se’ utilizzando parabole. Il gioco consente al bambino di proiettare e rappresentare i propri fantasmi e cercare di elaborare la propria sofferenza.

Le fantasie inconsce del bambino prendono forma attraverso il gioco nella stanza di terapia e consentono di indagare il mondo psichico del bambino e di elaborarne i contenuti. Allo stesso modo il disegno consente di raffigurare il mondo interno del bambino e di sopperire alla sua ancora deficitaria capacitĂ  di verbalizzare.