Psicoterapia dell'adolescente

Spesso si sente dire “L’adolescente non è ne carne né pesce…” ad indicare che non è più bambino ma non è nemmeno ancora adulto. Possiamo definire quindi l'adolescenza come età di passaggio.
A livello psicologico, il bambino presenta una struttura mentale rivolta all’esplorazione del mondo esterno e le sue curiosità si soddisfano per la maggior parte nel presente e nel concreto.
L’adolescente, invece, è ora capace di concentrarsi sulla sua vita interiore, gli orizzonti si allargano e nello stesso tempo il certo diventa incerto. Questo fa sì che gli interrogativi a cui sente di dover rispondere siano molti ed urgenti.
La percezione del mondo adulto che sino ad ora era stata fonte di sicurezza e di appoggio, trova nuove valenze. Il ragazzo si accorge dei limiti dei genitori, si persuade che non hanno tutte le risposte. Quelle che prima erano le figure di riferimento vengono sfidate. L’adolescente ha l’esigenza di mettere in discussione tutto e tutti. Spesso vive il rapporto con gli adulti in modo competitivo: critica i loro comportamenti, sente che lui farà scelte diverse e migliori. Gli adulti possono cominciare ad essere visti come detentori di potere, coloro che impongono regole scomode e faticose. 

Adolesenza e Corpo

‘Il corpo è l’unico mezzo che ho di andare al cuore delle cose’
Maurice Merleau-Ponty

Durante l’adolescenza i cambiamenti corporei sono molto rapidi e vistosi, quindi fortemente risonanti. L’adolescente vive il lutto per la perdita del corpo infantile e l’estraneità di un corpo ancora sconosciuto.
Gli adolescenti sono infatti in perenne conflitto tra il desiderio di rimanere bambini e le spinte biologiche a diventare adulti; con gli adulti, tuttavia, ancora non possono identificarsi.
In adolescenza il corpo comincia a ‘fare rumore’: dai problemi identitari all’
assunzione del proprio genere, dalle manipolazioni somatiche all’autolesionismo , dai comportamenti rischiosi ai tentativi di suicidio, dalle somatizzazioni alle malattie, il corpo si colloca al centro dell’esperienza evolutiva e delle diverse problematiche ad essa connesse.
La pubertà è un fenomeno geneticamente determinato ma il difficile compito
che ogni adolescente deve affrontare è squisitamente psicologico e consiste nel fare proprio il nuovo corpo sessuato con le sue potenzialità, i suoi desideri e la sua caducità, in sintesi trasformare il programma biologico in progetto esistenziale.
Questo compito implica inoltre la capacità di salvaguardare il vissuto di una propria identità attraverso cambiamenti così profondi, sia fisici che mentali che possono sgretolare il senso d’identità. Allora il corpo adolescenziale diventerà il palcoscenico di questo processo trasformativo, e diventerà anche “il luogo di una dialettica tra il corpo infantile, conosciuto e fantasticato e il misconosciuto, misterioso e sessualmente maturo corpo dell’adolescente”.
Appropriarsi del corpo diventa problematico per alcuni adolescenti. E’ importante che l’adolescente possa vivere il suo corpo come qualcosa che gli
appartiene, e non come appartenente alla madre che si prese cura di lui. Molti atti autolesionistici in adolescenza hanno il significato disperato di impossessarsi del proprio corpo e di sentirne i confini.

 Adolescenza e Sessualità
La sviluppo della sessualità durante l’adolescenza è preponderante.
Durante l’adolescenza infatti si completa la maturazione sessuale e si evidenziano in modo definitivo i caratteri sessuali secondari.
Nelle ragazze intorno ai 10-11 anni, cioè più precocemente che nei maschi, compare la prima mestruazione, cresce il seno, si presentano i primi peli sul pube, si arrotondano i fianchi e il grasso corporeo si distribuisce diversamente.
Un momento particolarmente importante è quello dell’arrivo delle mestruazioni. Questo evento può essere vissuto con reazioni di rifiuto e negazione, o come segnale a volte lungamente atteso, di progresso e conquista dell’autonomia.
 Lo sviluppo sessuale nei maschi è più lungo e tardivo. Esistono ampie variazioni individuali, ma in genere avviene intorno ai 12-13 anni.
Uno dei primi segni è l'ingrossamento dello scroto e dei testicoli, successivamente vi è l’aumento del pene.
Appaiono peli più grossi, arricciati e sparsi sul pube, arrivano le prime eiaculazioni, compare l'acne e la traspirazione ascellare, più tardi compare la peluria facciale e il cambiamento della voce.
Molti giovani adolescenti hanno i primi contatti con la pratica della masturbazione, attività sessuale piuttosto normale a questa età, ma spesso vissuta con forte ansietà a causa di atteggiamenti sociali e familiari di giudizio morale. In questo frangente è possibile proporre un’ulteriore riflessione: l'impulso sessuale si manifesta in modo diverso nei ragazzi e nelle ragazze.
Mentre nei maschi le esigenze biologiche sono specifiche e predominanti, prevalentemente orientate ad uno scarico della tensione attraverso l’orgasmo, nelle femmine il desiderio sessuale è meno esclusivo: è come una sensazione diffusa, e fortemente impregnata di emozioni. Per questo motivo le ragazze hanno una maggiore propensione a legare la spinta sessuale con sentimenti d'amore, mentre i ragazzi più facilmente sono portati a vivere l’esperienza innanzitutto sul piano corporeo. Compito evolutivo fondamentale per l’adolescente è proprio quello di integrare sempre più la dimensione corporea con quella affettiva, senza essere troppo sbilanciato né su un versante, né sull’altro.
La rappresentazione del primo rapporto sessuale si impregna così di curiosità, ansie, incertezze e anche paure che possono avere un considerevole effetto sulla qualità dell’esperienza.
 La sessualità umana però non coincide con gli organi genitali ed il loro funzionamento, ma comprende l’intero corpo e tutta la persona, costituisce un elemento determinante per lo sviluppo della personalità, è un mezzo di espressione e di comunicazione, nucleo centrale dell’identità della persona: riguarda il modo in cui ciascuno si percepisce come uomo o donna e la sua modalità di porsi in relazione agli altri..
La sessualità non è qualcosa che viene coinvolta solo quando si desidera soddisfare il bisogno sessuale, ma l’essere femmina o l’essere maschio si riflette su tutto quello che facciamo.
Chiedersi “chi sono” significa anche porsi delle domande sul proprio essere
maschio o femmina, ossia sulla propria identità di genere.
Una questione da tenere in mente a riguardo è il fatto che lo sviluppo psicologico-emozionale non procede di pari passo con lo sviluppo fisico: l’adolescenza è proprio caratterizzata

  • da un lato dalla non sincronia tra ciò che succede al corpo e ciò che la psiche riesce ad elaborare, e
  • dall’altro da continue oscillazioni psicologiche tra l’emancipazione verso una sempre maggiore indipendenza e la regressione ad atteggiamenti più infantili.

Il cambiamento fondamentale che caratterizza questa evoluzione è il passaggio dalla dipendenza dai genitori – caratterizzata dal controllo parentale - all'adattamento sociale: l’adolescente ha il compito di costruirsi i propri modelli di comportamento, mediando tra i modelli trasmessi dai genitori e quelli del contesto sociale in cui si trova a vivere. Tra  questi comportamenti sono contemplati, ovviamente, anche quelli sessuali, che spesso hanno un ruolo importante proprio nel processo di emancipazione – o meno – del ragazzo rispetto alla famiglia d’origine.
La sessualità, in particolare, è un terreno di gioco rispetto al quale l’adolescente prova contemporaneamente una forte attrazione e momenti di intensa presa di distanza.
Nell’alternanza tra le necessità che emergono a livello fisiologico e le richieste psicologiche di individuazione, la sessualità diventa spesso un importante banco di prova, un terreno sul quale sperimentarsi, un supporto al distacco dai genitori e contemporaneamente la ricerca di un luogo in cui rifugiarsi affettuosamente, oppure in cui scappare al bisogno. Anche in questo senso, quindi, l’adolescente deve affrontare una prova tutt’altro che semplice, proprio perché incessantemente in bilico tra posizioni diverse.
Schematizzando si può immaginare un continuum di esperienze che va dal senso di colpa per qualcosa che viene vissuto come trasgressione, alla sensazione di “obbligo” provata da molti, che vivono le loro prime esperienze quasi come si trattasse di un dovere: infinite sono le posizioni assumibili tra questi estremi, dove l’ideale astratto starebbe nella possibilità di vivere un’esperienza serena, partecipe e desiderata in funzione dei propri ritmi interiori.

Adolescenza e Sviluppo Cognitivo

Un altro aspetto del cambiamento nell’ adolescenza riguarda lo sviluppo delle capacità cognitive con il passaggio dal pensiero operatorio-concreto a quello
formale o ipotetico-deduttivo. Il ragazzo riesce a percepire non più soltanto l’aspetto immediato delle cose ma anche quello che ipoteticamente esse potrebbero assumere.

Quindi con l’acquisizione del pensiero ipotetico-deduttivo l’adolescente è capace di usare il pensiero astratto e di rappresentarsi perciò non solo il mondo familiare, scolastico e sociale così come è ma come potrebbe essere. È quindi in grado di staccarsi dalla situazione immediata e di rappresentarsi il passato e il futuro. Ma non sempre gli adolescenti se pur capaci di logica la mettono a frutto. I loro schemi sono viziati dall'egocentrismo: si percepiscono più centrali e significativi di quanto in realtà non siano. Ad esempio sono convinti che nessuno ha mai provato quel che loro provano oppure che gli altri osservino ossessivamente i loro difetti fisici. Una delle conseguenze più significative del cambiamento cognitivo riguarda il crescente bisogno di indipendenza e di nuove esperienze. Gli adolescenti continuano a voler superare i confini della famiglia per vivere in prima persona le situazioni al di fuori del controllo dei genitori. Il bisogno di autonomia si manifesta vivendo più tempo fuori casa e anche dentro casa nel voler avere un proprio spazio da organizzare come meglio si crede. A volte si mettono in atto atteggiamenti da “super” per provare il nuovo sé che sta emergendo.

Adolescenza e Sviluppo Sociale
Il gruppo, di grande importanza per l’equilibrio ed il benessere personale in adolescenza, si costituisce come spazio di confronto e rispecchiamento, con sue regole specifiche spesso in opposizione a quelle del mondo degli adulti.
Il modo di relazionarsi con il gruppo cambia nel tempo. Possiamo idealmente suddividere l'adolescenza in due fasi: la prima e la tarda adolescenza.
- la prima fase si stabilizza all’incirca tra gli 10 e 12 anni e vede la costruzione di gruppi dello stesso sesso.
In questo momento l’altro rappresenta lo specchio di sé. Il ragazzo si identifica nel gruppo e il gruppo rappresenta la proiezione di quello che sente di essere. L’essere parte del gruppo aiuta a superare le angosce relative alla propria identità sessuale attraverso una chiara distinzione dei sessi. All’altro gruppo, costituito da individui di sesso opposto, si tende ad attribuire caratteristiche negative o indesiderabili.
- la seconda fase più tardiva, prevede la formazione del gruppo misto. Si tratta generalmente di un gruppo dove ogni membro esprime una tendenza.

Adolescenza - Una, Nessuna, Centomila
Ogni individuo si pone di fronte alle dinamiche adolescenziali in modo unico e personale. Di conseguenza possiamo parlare, citando Pirandello, di una, nessuna o centomila adolescenze...
Ma se è vero che si tratta di un fenomeno esclusivo ed irripetibile, è altrettanto vero che esistono punti in comune, che ci permettono di descrivere adolescenze adeguate, ritardate, prolungate, sacrificate, antisociali e dipendenti.
- Parliamo di adolescenza adeguata quando il processo di crescita pone il ragazzo di fronte ad un livello di stress che riesce a tollerare. Nonostante il cambiamento sia faticoso e lento, malgrado siano presenti momenti in cui si avverte il bisogno di tornare indietro, ad uno stadio di vita precedente e ben conosciuto, non si evidenziano problematiche particolari. Si tratta di ragazzi che, se di fronte ad una difficoltà, sanno chiedere aiuto in maniera spontanea.
- Adolescenza ritardata: si tratta di una condizione molto frequente. Il soggetto non abbandona le strategie, le difese e le modalità comunicative della fase precedente. In genere appartengono a famiglie borghesi, portano avanti i loro studi, intraprendono carriere già avviate in famiglia, sposano persone accettate dai genitori e riproducono il modello familiare. Spesso verso i 30 anni, o al primo impatto con la realtà, si trovano a fare i conti con la propria adolescenza non superata.
- Adolescenza prolungata: è meno frequente. In questi casi si ha un arresto all’adolescenza. Parliamo di giovani che cercano di evitare scelte definitive, sono spesso eterni studenti, sul piano dell’autoaffermazione hanno frequentemente progetti grandiosi. Diventare adulto significa per loro rinunciare, scegliendo una strada, a poter diventare qualsiasi cosa.
- Adolescenza sacrificata: per motivi diversi, questi adolescenti non possono disporre del tempo necessario da dedicare alla formazione della loro personalità. Rientrano in questa categoria i ragazzi che entrano precocemente nel mondo del lavoro e quelli che sostengono ruoli di tipo genitoriale all’interno della famiglia d’origine.
- Adolescenza antisociale: si tratta di un esito in stretta correlazione con le dinamiche del bullismo. Parliamo di adolescenti che tendono ad auto-idealizzarsi e provano spesso piacere nell’infliggere agli altri pene e dolore. Sono ragazzi che amano manipolare il mondo secondo i propri disegni.
- Adolescenza dipendente: in questa categoria rientrano moltissime tipologie di dipendenze, tanto che spesso è difficile parlare di tratti comuni.
Tra le più frequenti vi sono la dipendenza affettiva, quella da alcool e altre sostanze, la dipendenza da intenet e dal gioco d’azzardo.
In tutti questi casi è presente un bisogno continuo di vicinanza rispetto alla fonte di dipendenza; spesso esiste una sottocultura più o meno vasta di individui che palesano gli stessi bisogni, generando un senso di appartenenza e di identità. Il rischio è che si crei tuttavia un forte distacco dalla realtà vissuta come scomoda e poco desiderabile.